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Triduo Pasquale

GIOVEDI’ SANTO

9 aprile 2009

Celebrazione San Salvatore

 

Il giorno del Giovedì Santo è riservato a due distinte celebrazioni liturgiche, al mattino nelle Cattedrali, il vescovo con solenne cerimonia consacra il sacro crisma, cioè l’olio benedetto da usare per tutto l’anno per i Sacramenti del Battesimo, Cresima e Ordine Sacro e gli altri tre oli usati per il Battesimo, Unzione degli Infermi e per ungere i Catecumeni.
A tale cerimonia partecipano i sacerdoti e i diaconi, che si radunano attorno al loro vescovo, quale visibile conferma della Chiesa e del sacerdozio fondato da Cristo; accingendosi a partecipare poi nelle singole chiese e parrocchie, con la liturgia propria, alla celebrazione delle ultime fasi della vita di Gesù con la Passione, morte e Resurrezione.
Nel tardo pomeriggio c’è la celebrazione della Messa in “Cena Domini”, cioè la ‘Cena del Signore’. Non è una cena qualsiasi, è l’Ultima Cena che Gesù tenne insieme ai suoi Apostoli, importantissima per le sue parole e per gli atti scaturiti; tutti e quattro i Vangeli riferiscono che Gesù, avvicinandosi la festa degli ‘Azzimi’, chiamata Pasqua ebraica, mandò alcuni discepoli a preparare la tavola per la rituale cena, in casa di un loro seguace.

 

 

La centralità della Settimana Santa è sicuramente nella Messa del giovedì santo, poiché   la liturgia ricorda l’istituzione dell’Eucaristia, celebrando il memoriale dell’ultima cena.

Nel pomeriggio del giovedi santo, una processione di “Bambini senza confini” della Parrocchia San Salvatore, si è snodata lungo le strette vie della città vecchia per raggiungere il Cenacolo, dove Padre Pierbattista Pizzaballa, nel giorno della Passione, ha ricordato con il gesto della lavanda dei piedi, fatta ai bambini, ai più giovani, che rappresentano il futuro della chiesa a Gerusalemme.

Per far comprendere loro che l'amore e il servizio danno senso alla vita e la rendono bella. E' nel nome di Cristo che ci ha amati e serviti per primo. Come non rispondere gioiosamente all'attesa del Signore? L'amore è la testimonianza per eccellenza che apre alla speranza; il servizio dei fratelli trasfigura l'esistenza; solo l'amore può trionfare in ogni circostanza.

 

E’ nella Parrocchia di San Salvatore che numerosi parrocchiani, ma anche tanti pellegrini si  sono uniti alla celebrazione della Passione del Giovedì Santo.

Come in ogni comunità cristiana, le liturgie della passione, aiutano tutti a riflettere sul mistero della morte, e aleggia nell’aria un forte senso di raccoglimento e di preghiera consapevoli che tutti facciamo parte del  popolo di Dio riunito dal sacrificio di Cristo che è presente nel segno della cena.

Il Vangelo parla della figura di Cristo che, pur essendo Signore e maestro, si fa servo, lavando i piedi agli apostoli:

 Sconcertato dall'umile gesto di Gesù, Pietro gli dice: «Signore, tu lavi i piedi a me?», «Non mi laverai mai i piedi» (Gv 13, 6.8). Come lui, anche a noi occorre del tempo per afferrare il mistero della salvezza e talvolta rifiutiamo di entrare per la via stretta dell'amore. Solo chi si lascia amare può a sua volta amare. Pietro ha permesso al Signore di lavargli i piedi. Si è lasciato amare e poi ha compreso. Cari giovani, fate esperienza dell'amore di Cristo: prenderete coscienza di quanto lui ha fatto per voi ed allora comprenderete. Solo chi vive in intimità con il Maestro lo può imitare. Chi si nutre del Corpo di Cristo trova la forza del gesto fraterno. Tra Cristo e il discepolo si crea così una relazione di vicinanza e di unione, che trasforma l'essere in profondità per farne un servitore. Cari giovani, vi succede di chiedervi come servire Cristo. Nella lavanda dei piedi, voi trovate la via maestra per raggiungere Cristo, imitandolo e riscoprendolo nei vostri fratelli.

E in questo contesto che si è vissuto il rito della "lavanda dei piedi per  aiutare a comprendere meglio il grande e fondamentale precetto cristiano della carità fraterna, il Padre Custode Pierbattista Pizzaballa, ha lavato i piedi a 12 adulti, operatori pastorali che sono a servizio della comunità della Parrocchia San Salvatore di Gerusalemme e di Beit Hanina.

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Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo;

se invece muore produce molto frutto.

 

Signore Gesù ti voglio ringraziare perché Tu sei il chicco di grano

che morendo hai colmato la nostra vita di frutti.

Ne riconosco tantissimi per me, per la Chiesa, per il mondo, per ogni uomo.

Alcuni sono diventati il pane quotidiano,

fragrante, profumato

che nutre, e sostiene nel cammino della vita.

Signore Gesù, con umiltà e tremore,

ti voglio dire la mia disponibilità a essere tra i chicchi

che non diventeranno farina e poi buon pane

ma tra quelli che verranno posti nella terra

per produrre ancora molto frutto

 

 

Fr. Ibrahim Faltas

 


 
 
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