Venerdì santo
IL GIORNO DELLA CROCE
10 aprile 2009
Via crucis
In tutta la vicenda umana e storica di Gesù, la “Passione”
culmina nel Venerdì Santo, designa da sempre l’insieme degli
avvenimenti dolorosi che lo colpirono fino alla morte in
croce. E questo insieme di atti progressivi e dolorosi prese
il nome di “Via Crucis” (pratica extraliturgica, introdotta in
Europa dal domenicano beato Alvaro, (†1402), e dopo di lui dai
Frati Minori Francescani); che la Chiesa Cattolica, ricorda in
ogni suo tempio con le 14 ‘Stazioni’; che invitano alla
meditazione e penitenza; in ognuna di queste ‘Stazioni’ sono
raffigurati con varie espressioni artistiche, momenti della
dolorosa “Via Crucis” e Passione di Gesù.
La “Via Crucis” di Gesù presenta alcuni incontri non tutti
riportati concordemente dai quattro evangelisti, come
l’incontro con Simone di Cirene, obbligato dai soldati a
portare la croce di Gesù o a condividerne il peso; l’incontro
con le donne di Gerusalemme alle quali dice con toni
apocalittici di piangere su loro stesse; l’incontro con la
Veronica, le cadute sull’erta salita.
Arrivati sulla cima del calvario, viene dai soldati spogliato
delle sue vesti, che vennero tirate a sorte fra gli stessi
soldati, poi crocifisso con chiodi alla croce, tortura
orribile e atroce, che conduce Gesù alla morte dopo qualche
ora, sempre fra insulti e offese, alla fine invece di
spezzargli le gambe per accelerarne la morte per soffocamento,
essendo già morto, la lancia di un centurione gli perforerà il
costato per accertarsene.
C’è ancora tutta una serie di episodi che si verificano prima
e dopo la sua morte, come il suicidio di Giuda, lo scambio di
parole con i due ladroni, crocifissi anche loro in
quell’occasione, lo squarcio del Velo del Tempio di
Gerusalemme, il terremoto, lo sconvolgimento degli elementi
atmosferici, la presenza ai piedi della Croce di Maria sua
madre, di Maria di Magdala (Maddalena), di Maria di Cleofa,
madre di Giacomo il Minore e Giuseppe, di Salome madre dei
figli di Zebedeo e da Giovanni il più giovane degli apostoli;
l’affidamento reciproco fra Maria e Giovanni; le sue ultime
parole prima di morire.
La ‘Passione’ si conclude, dopo la deposizione affrettata per
l’approssimarsi della festività del sabato, con la sepoltura
del suo corpo mortale in una tomba data da Giuseppe d’Arimatea,
anche lui diventato suo discepolo, avvolto in un candido
lenzuolo e cosparso degli oli e aromi usuali, poi la tomba
scavata nella roccia, venne chiusa da una grossa pietra.
Ogni anno, una tradizione
molto antica, vede convogliare numerosi fedeli, in parrocchia
San Salvatore, e il parroco da inizio alle celebrazioni con il
“funerale di Gesù”. Una sacra rappresentazione, che attrae
anche i più piccoli, dove il rito di togliere la corona di
spine, i chiodi dalle mani e dai piedi del Cristo, diventano
messaggio di riflessione per tutti. La statua deposta dalla
croce, viene poi portata dagli scout lungo le navate della
chiesa e poi esposta per l’adorazione.
Poi in processione ci si avvia
e i fedeli portano a turno la croce, ripetendo lo stesso
percorso che fece Gesù, sino a giungere alla chiesa del Santo
Sepolcro. E’ una giornata emozionante e vibrante, i canti di
invocazione si elevano altisonanti lungo il mercato di
Gerusalemme, e la gente si sente fiera di appartenere alla
comunità cristiana, consapevoli di vivere nella terra dove
nostro Signore Gesù Cristo è morto e risorto per noi.
Il Venerdì Santo è il giorno
della Croce, di questo simbolo che è di guida ai cristiani
che per tanti versi ha al suo centro il dolore e la
sofferenza, seppure accettata e trasfigurata; e si sa che a
nessuno piace soffrire e tutti vorrebbero tendere alla
felicità senza prima soffrire.
Quante e quante volte i nostri occhi si sono posati su un
Crocifisso o una semplice croce, in questo mondo distratto,
superattivo, superficiale?
Quante volte entrando in una chiesa o passando davanti a delle
edicole religiose agli angoli delle strade, sui sentieri di
campagna o di montagna, o mettendola al collo sia per
devozione, sia per moda, i nostri occhi hanno visto la Croce;
quante volte sin da bambini ci siamo segnati con il segno
della Croce, recitando una preghiera o guardando il Crocifisso
appeso alla parete della nostra stanza da letto, iniziando e
terminando così la nostra giornata.
La Croce simbolo del cristianesimo, presente nella nostra vita
sin dalla nascita, nei segni del rito del Battesimo,
nell’assoluzione nel Sacramento della Penitenza, nelle
benedizioni ricevute e date in ogni nostro atto devozionale e
sacramentale; fino all’ultimo segno tracciato dal sacerdote
nel Sacramento degli Infermi, nella croce astile che precede
il funerale e nella croce di marmo o altro materiale, poggiata
sulla tomba.
Così presente nella nostra vita e pur tante volte ignorata e
guardata senza che ci dica niente, con occhio distratto e
abituato; eppure la Croce è il supremo simbolo della
sofferenza e della morte di Gesù, vero Dio e vero uomo, che
con il Suo sacrificio ci ha riscattato dalla morte del
peccato, indicandoci la vera Vita che passa attraverso la
sofferenza.
Gesù stesso con le Sue parabole insegnò che il seme va
sotterrato, marcisce e muore, per dare nuova vita alla pianta
che da lui nascerà.